Ecomic nel panorama italiano

Ecomic costituisce il fulcro della strategia nazionale messa a punto per rispondere alla sfida della transizione digitale del settore culturale, essenziale per assicurare la conservazione, la valorizzazione e l’accessibilità del patrimonio culturale italiano e superare la frammentazione dei sistemi digitali esistenti.

L’ecosistema si propone come spazio aperto, partecipativo e inclusivo, integrando istituzioni pubbliche, enti privati, università, imprese culturali e creative, professionisti e cittadini in un modello collaborativo fondato sulla co-specializzazione e sulla governance distribuita. 

Ecomic nel contesto europeo

Ecomic nasce nell’ambito della Missione 1 Componente 3 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Investimento 1.1 “Strategie e piattaforme digitali per il patrimonio culturale”, coordinato dall’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library. L’investimento è articolato in dodici sub-investimenti tra loro interconnessi e adotta un modello di governance orientato a superare la frammentazione progettuale, valorizzare le competenze esistenti e incentivare la collaborazione.

All’interno del Piano Nazionale di Digitalizzazione (PND) – il quadro di riferimento strategico e operativo del Ministero della Cultura – Ecomic vuole essere lo spazio in cui la trasformazione digitale si realizza operativamente, traducendone i principi in soluzioni tecnologiche concrete.

A livello europeo, Ecomic si colloca come iniziativa strategica nazionale allineata alle linee guida comunitarie, sia nella visione ecosistemica e partecipativa, sia nelle tecnologie adottate: open source, Linked Open Data, API, grafi di conoscenza.

Inoltre, l’ecosistema si pone in linea con il Memorandum d’Intesa tra la Direzione generale Digitalizzazione e Comunicazione del Ministero della Cultura e la Europeana Foundation, primo atto di questo tipo mai sottoscritto dall’organizzazione europea con uno Stato membro dell’Unione. Obiettivo cardine è infatti la messa a disposizione di almeno dieci milioni di record digitali aggregati relativi al patrimonio culturale entro la fine del 2026, attività che consentirebbe all’Italia di diventare il principale Paese contributore allo Spazio Dati europeo.

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